OLTRE LE SBARRE: UN’ECONOMIA NASCOSTA CHE GENERA VALORE

Venerdì 25 settembre 2026, presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore, come Filantropia Attiva Italiana abbiamo seguito il convegno organizzato da Altis sul tema “lavoro, inclusione e opportunità per le imprese nel sistema carcerario”.

Si sono avvicendati sul palco relatori appartenenti a diverse aree di competenza, che hanno presentato le molteplici sfaccettature di questa realtà tanto importante per la società quanto ancora poco nota ai non addetti ai lavori.

L’argomento è stato introdotto nei suoi aspetti sociali ed economici da esperti del mondo accademico e istituzionale.

Richiamando la Legge Smuraglia[1] (22 giugno 2000) il Prof. Filippo Giordano (Ordinario di Economia Aziendale, Direttore del Centro di ricerca “Diritto alla Speranza” LUMSA) ha evidenziato il valore del lavoro penitenziario, fondamentale poiché mira a restituire alla società un cittadino in grado di “camminare con le proprie gambe” e pertanto di contribuire allo sviluppo morale ed economico del Paese.

Il reinserimento lavorativo smette così di essere un costo, ma diventa un investimento in sicurezza, oltre che un risparmio, per la collettività. Inoltre, quando una persona si riconosce utile per quello che fa, il lavoro diventa uno degli strumenti principali per restituirle dignità.

“Una società che si dice civile, pertanto, non può sottrarsi al confronto sul reinserimento delle persone detenute, una volta scontata la pena” (cit. Prof. Luca Pesenti, associato di Sociologia Generale, Direttore Executive Master in Terzo Settore e Impresa Sociale, ALTIS Università Cattolica).

In questo senso, i dati fanno riflettere: in Italia la recidiva riguarda i 2/3 delle persone che escono dal carcere, ma crolla allo 0,2% nei casi in cui vi sia stato un solido percorso formativo e un accompagnamento al reinserimento, nel mondo del lavoro ma anche più in generale nella vita della comunità.

“Al carcere viene troppo frequentemente attribuito un valore esclusivamente di sicurezza, piuttosto che essere considerato come un possibile ecosistema di opportunità per ricostruirsi, per persone che hanno sbagliato” (cit. Silvio Di Gregorio, Provveditore dell’Amministrazione Penitenziaria per l’Emilia-Romagna). Un valore grande, quindi, per creare il quale ci vuole un’azione di sistema che coinvolga sul lungo periodo diverse parti.

Il terzo settore, quando competente e strutturato, gioca un ruolo fondamentale nel passaggio “dal dentro al fuori”, facendo comunicare le due dimensioni, creando un ponte tra il carcere e l’azienda.

Nella seconda parte del convegno si è dato spazio alle voci di chi in carcere entra per offrire opportunità concrete, come imprese, fondazioni, cooperative sociali[2].

Un susseguirsi di brevi interventi e video, efficaci testimonianze di chi ha deciso di essere parte di un’azione di sistema che crea valore.

Sono state raccontate una varietà di esperienze presenti in tante carceri italiane, frutto di passione, dedizione, creatività e determinazione (nonostante le difficoltà, non da ultimo il peso della burocrazia) che generano un impatto misurabile e costante nel tempo.

Tra le testimonianze spicca quella di Giulia Compagnone, che per Fondazione Riva ha presentato il progetto #RipartodaMe (sostenuto in parte da Filantropia Attiva Italiana).

Giunta alla terza edizione, il progetto ha la sua forza nella rete ampia e sinergica che si è andata a costituire. Una specificità del progetto è quella di proporre un percorso verso il lavoro in contesti aziendali reali e non protetti. Il fine è quello di aiutare le persone a riprendere in mano la propria vita con dignità, attraverso l’acquisizione di nuove competenze e la costruzione di reti relazionali solide (maggiori dettagli sul nostro sito nella sezione: Progetti in corso).

“ANCHE QUANDO UNA SOLA PERSONA CE LA FA, QUELLA VITA CAMBIATA VALE L’INTERO PROGETTO”

Questa affermazione, che racchiude l’essenza del progetto #RipartodaMe, rappresenta un prezioso messaggio per l’intera società.

[1] le finalità della quale sono duplici: promuovere il reinserimento sociale delle persone detenute e al contempo garantire una gestione trasparente ed efficiente delle risorse pubbliche, attraverso procedure strutturate, controlli puntuali e una chiara definizione delle responsabilità.

[2] Cisco Italia, Intesa San Paolo per il Sociale, Granarolo, Digital 360-Atacama, Fondazione Francesca Rava, Fondazione Alberto e Franca Riva, Cooperativa Sociale Alice, Cooperativa ABC Catering), Associazione Kayròs.

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